Ho scoperto un piccolo paradiso nel Lazio. Si chiama Sperlonga e si trova a poco più di un’ora in treno da Roma. Un sabato di luglio, col desiderio di “cambiare aria”, passare una giornata diversa, lontano dalla caldo della capitale, e la voglia di vedere un luogo nuovo ho deciso di visitare questa località di mare ricca di storia.

Sperlonga si trova nella parte sud del Lazio, in provincia di Latina, verso Napoli, nel tratto di costa tra Terracina e Gaeta.
Presa qua e là sul web qualche informazione utile per il viaggio e le cose da vedere mi sono diretto a prendere un regionale da Termini, ore 8.42,  per poi scendere alla stazione di Fondi -Sperlonga.

C’è da dire che per essere una località di mare, conosciuta e visitata, i collegamenti non sono proprio il massimo ma ci si riesce ad organizzare facilmente.

Sono arrivato dopo 1 ora e 10 minuti di viaggio e all’uscita della stazione, ho subito trovato l’autobus per Fondi: in tanti sono scesi dal treno per dirigersi a Sperlonga. Il tragitto per Sperlonga è durato circa 15 minuti e alle 10.30 ero a Sperlonga. Sono sceso all’ingresso del paese perché volevo visitarlo e così potevo ammirare il panorama dall’alto, prima di dirigermi verso la spiaggia.

Subito infatti ho trovato una bella piazzetta panoramica che si affaccia sulla spiaggia  di levante (foto in alto) e su cui si trova la Grotta di Tiberio che ho visitato in tarda mattinata. Ammirato il paesaggio mi sono poi mosso alla scoperta del centro storico arroccato, un caratteristico e inaspettato paese in stile mediterraneo e ben tenuto, con strette viuzze, archetti, scorci sul mare, edifici bianchi, dettagli colorati come le stesse targhe delle utenze dipinti con semplici disegni.
È stato bello perdersi tra queste vie alla ricerca di uno scorcio sul mare, un negozietto particolare e qualche scatto fotografico da condividere come ricordo.

 

Facilmente si trova Piazza Europa, dove si affaccia la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, e corso San Leone che introduce alla parte più vecchia del paese. Qui si affaccia un’altra piazzetta, circondata da piccole abitazioni bianche e si entra dentro il cuore di questo borgo, in vie sempre più strette ed articolate passando sotto un archetto più particolare o scoprendo una scalinata ripida.
Il borgo si affaccia su due principali versanti regalando bellissimi scorci sul mare.

 

Al centro del paese, alla fine di corso San Leone, si trova l’antica chiesa di “Sanctae Mariae de Sperlonche“,  originaria del XII secolo, è oggi restaurata ed utilizzata come sala riunioni (a vedere dall’allestimento sembrerebbe per il consiglio comunale, a mio parere un po’ ingombrante perché non permette di guastare a pieno lo spazio interno della chiesa) e per mostre. Rimangono tracce delle decorazioni della chiesa tra i quali sono affascinanti i frammenti di affreschi risalenti al XII secolo.

Vicino una piccola e graziosa piazzetta con pozzo (un antico chiostro) ospita gli affreschi che narrano l’invasione dei turchi nel XVII secolo (fonte: mostremercatiulisse.it).

 

È qui che si affaccia il negozio di calzature D’Anna, che ho scoperto essere un’azienda di Napoli che produce colorate scarpe da donna e da uomo e che si stanno diffondendo anche all’estero. Pensate che hanno punti vendita a Parigi e a New York. Sono storie che mi affascinano e mi rendono orgoglioso di essere italiano, specie quando vedo giovani all’opera.

Ma torniamo a Sperlonga: dopo un po’ che ci si muove tra le vie del centro storico si capisce che ci si orienta molto facilmente ed infatti sono riuscito a trovare da solo una delle strade che conduce alla Torre Truglia, la torre che si affaccia proprio sul mare di Sperlonga.

 

 

Si tratta di un bel percorso rivolto verso ponente e decorato nei muri da maioliche colorate.
La Torre Truglia risale alla prima metà del 1500 ma fu più volte distrutta per essere poi ricostruita in tempi recenti. Per questo motivo anche l’aspetto esterno è oggi ben conservato.

La Torre Truglia
Qui si trova il porto turistico ed inizia la grande spiaggia di Levante che si chiude con la Grotta di Tiberio.

La spiaggia è bella, decisamente meglio del mare di Ostia al quale mi sono un po’ abituato negli ultimi tempi. L’acqua è piuttosto pulita e abbastanza trasparente e la sabbia chiara, tendente al dorato. La foto non rende molto, senza dubbio non arriva ad essere bella come l’acqua della spiagge sarde…
La spiaggia ospita stabilimenti molto spaziosi e si trova spazio anche in aree libere. Devo dire che c’era molto gente ma mi è sembrata comunque piuttosto vivibile.

 

Ho quindi fatto una bella camminata lungo la riva del mare (circa 15 minuti) per poi arrivare ad ammira la Grotta di Tiberio, una grotta naturale che è stata inglobata nella Villa dell’imperatore (figlio adottivo di Augusto, Tiberio fu secondo imperatore romano dal 14 al 37 d.C.).
Oggi la grotta è piuttosto spoglia di quelle decorazioni architettoniche che l’hanno caratterizzata in età imperiale ma è molto interessante potersi fermare ad ammirarla. Attualmente la grotta è protetta dalle onde del mare una muraglia di circa un metro e mezzo e una cancellata la protegge da possibili malintenzionati.
Per fortuna non mancano i curiosi che si affacciano dalla spiaggia a dare un’occhiata. A mio parere, stando in spiaggia non ci si può non domandare cosa fosse quella grotta affacciata sul mare, come sarebbe dovuta essere la grotta ai tempi di Tiberio, fosse anche solo per i frammenti di murature che si ritrovano nelle vicinanze (anche in acqua!), un po’ di curiosità viene a tutti.

 

La spiaggia vista dalla Grotta, in fondo il borgo di Sperlonga e la Torre Truglia

Ecco perché secondo me vale la pena fare una pausa dal mare ed andare a visitare il Museo che sta a due passi dalla spiaggia. Purtroppo le indicazioni al Museo sono piuttosto scarne ma ho visto una delle strade che dalla spiaggia porta verso i parcheggi. Da qui ho poi trovato facilmente le indicazioni al Museo e l’ingresso.
Il Museo Archeologico di Sperlonga si trova proprio vicino alla spiaggia, perché così vicino? Nel 1957, quando furono ritrovati i frammenti delle sculture che un tempo adornavano la grotta di Tiberio, furono gli stessi abitanti di Sperlonga a battersi contro l’invio di questi beni a Roma per finalità di studio e conservazione con una vera e propria protesta popolare.
Gli sperlongani avevano già capito che quello era un loro tesoro e che quel patrimonio doveva rimanere lì. Così nacque il Museo Archeologico di Sperlonga, destinato ad accogliere per sempre
le sculture e i reperti della Grotta di Tiberio, valorizzando ulteriormente questo territorio e la sua attrazione turistica.
Penso sia il primo fatto simile che sento in Italia, purtroppo molto spesso tanti reperti sono stati trasportati in musei non vicini a scopi conservativi, slegandoli dal loro contesto originario.
Oggi il Museo dovrebbe essere un po’ aggiornarsi nell’allestimento e farsi conoscere un po’ di più sfruttando l’enorme afflusso di bagnanti e turisti che arrivano a Sperlonga nel periodo estivo. Quando ci sono stato io i visitatori erano davvero pochi, per lo più stranieri, nonostante le spiagge fossero affollate.

Gruppo di Polifemo, volto di Ulisse

Cosa c’è da vedere al Museo Archeologico? Si tratta in totale di cinque gruppi scultorei collocati, secondo gli studi, in punti differenti della grotta, al completo gradimento degli ospiti di Tiberio nella grotta.
Oggi purtroppo molti frammenti delle sculture sono andate dispersi ma quelli rinvenuti permettono comunque di capire come dovevano essere un tempo, anche grazie alle didascalie e ad una ricostruzione in resina di uno dei gruppi scultorei più grandi.
Questi gruppi scultori sono caratterizzati dal raffigurare temi omerici ovvero diversi episodi dell’Odissea, ed erano disposti all’interno della grotta in posizioni diverse.

La somiglianza di alcuni frammenti scultorei con il celebre Laocoonte dei Musei Vaticani e il ritrovamento di alcuni frammenti di un’iscrizione con i i nomi degli scultori di Rodi autori dell’opera fecero presupporre l’esistenza di gruppo scultoreo identico anche all’interno della Grotta di Tiberio. Gi studi successivi smentirono questa ipotesi permettendo di ricostruire i singoli gruppi come soggetti a tema omerico in accordo con le leggende che caratterizzano questo territorio e la passione, in questo periodo storico, per il mito di Ulisse e le sue virtù come astuzia, spirito di avventura e l’attrazione per l’ignoto (informazioni tratte da www.ernestocolombo.it e dal Museo).

Per avere un’idea di come dovevano dispose le sculture all’interno della Grotta potete fare riferimento a questa immagine che ho trovato su internet.
I gruppi scultorei conservati al Museo:
– Il ratto del Palladio 
il gruppo raffigurava Ulisse e Diomede in fuga dopo aver rapito da Troia il Palladio, simulacro di Pallade Atena.

 

Il ratto del Palladio (sinistra) e  particolare della mano che afferra il Palladio (a destra)

 

– Ulisse ed Achille: Ulisse è raffigurato mentre trascina il corpo di Achille.

– Gruppo di Scilla
Tale gruppo scultoreo stava al centro del bacino circolare. Pare fosse stato scolpito in un unico blocco di marmo rappresentando l’opera più grandiosa mai realizzata su questo tema.

Gruppo di Scilla

Rappresenta la scena in cui Scilla afferra e divora i compagni di Ulisse mentre quest’ultimo gli paga il tributo. Il mostro marino, originariamente con testa femminile, oggi mancante, afferra i compagni di Ulisse con i suoi tentacoli terminanti con teste canine e per i capelli il timoniere della nave che mantiene alla prua della stessa. Ulisse starebbe colpendo Scilla con una spada.   
Le quattro protomi canine rappresentano figurativamente momenti diversi di una stessa azione: il primo compagno di Ulisse viene buttato in acqua, il secondo sta cadendo, il terzo è in acqua e il quarto è tirato su: si tratta dell’illustrazione di una sequenza” (E.C.).

 
Gruppo di Scilla, particolari ed ipotesi ricostruttiva

 

– Ganimede rapito dall’aquila
Questa scultura, in marmo che sembrerebbe rosa, era posizionato sulla parte superiore della grotta, all’esterno. È raffigurata l’aquila di Zeus che rapisce il principe troiano trasportandolo in aria

 

– Gruppo di Polifemo 
Il gruppo era costituito da quattro figure e una testa a sé. Viene rappresentata la scena dell’accecamento di Polifemo da parte di Ulisse (in alto, vincio alla tesa del ciclope) e dei suoi compagni con un lungo tronco appuntito.
Nel museo si trovano non solo i frammenti originali ritrovati ma anche un interessante ricostruzione in resina proposta dall’allora sovrintendente B. Conticello. Questo gruppo scultore è forse quello che mi ha impressionato di più.

Gruppo di Polifemo, copia (a sinistra) e originale (destra)

 

Riproduzione dell’accecamento di Polifemo
Di queste sculture mi ha colpito, oltre alle loro dimensioni, anche la resa tragica della scena raffigurata: i volti raffigurano molto bene le emozioni e gli stati d’animo, questo in particolare sia per il gruppo con Polifemo, che per quello con Scilla.

Nel Museo sono anche custoditi altri oggetti che testimoniano la vita quotidiana in quel tempo e una breve esposizione mostra con fotografie e documenti del tempo la storia del ritrovamento delle sculture e della nascita del Museo. Il Museo è raggiungibile anche in macchina, mediante la strada SR213, ex Via Flacca, sulla quale si affaccia, dal lato opposto rispetto al mare. È disponibile un parcheggio.
Uscito dal Museo (si visita in meno di un’ora) ho seguito il sentiero che porta alla Villa di Tiberio e alla Grotta. Nonostante il caldo di metà giornata mi è piaciuta questa camminata in mezzo alle rovine antiche con vista mare.

 

 

Della Villa di Tiberio oggi rimangono per lo più le rovine dei muri perimetrali di diversi ambienti, affacciati sul mare, e si individua facilmente l’area che costituiva il chiostro porticato centrale. Lo spettacolo più bello si gusta avvicinandosi ed entrando nella Grotta.
Trattandosi di una grotta naturale già colpisce per le sue dimensioni piuttosto imponenti e per i frammenti di quelle che dovevano essere decorazioni e sedili: viene da immaginare come doveva essere questo particolarissimo ambiente duemila anni fa: un grotta alta, decorata con grandi sculture di ottima fattura, una laghetto interno che fungeva da peschiera, l’affaccio al mare, doveva essere davvero un bell’ambiente affascinante ed accogliente per gli ospiti dell’imperatore.
Nella grotta si trovavano anche due spazi minori: un piccolo triclinio coperto (aperto solo in determinate occasioni) e un ninfeo con cascatelle sopra al quale stava il gruppo dell’accecamento di Polifemo.

 

 

Conclusa la mia visita al Museo Archeologico e alla Grotta di Tiberio sono tornato indietro e mi sono diretto in spiaggia per un bel tuffo rinfrescante, ho mangiato su un bar sulla spiaggia. Ho passato il pomeriggio prima godendomi il mare e poi al borgo per un secondo giro nel borgo.

 

Verso le 18 sono andato via, soddisfatto di una bella giornata tra cultura, storia e relax estivo.

Info utile: all’uscita di Sperlonga c’è traffico nelle strade vicine per cui sia le macchine che gli autobus si muovono con più fatica, quindi armatevi di pazienza e organizzatevi con tempo secondo i vostri appuntamenti.

Riassunto dei costi:
Biglietto del treno: 6,90€ andata e 6,90€ ritorno
Biglietto dell’autobus: 1,50€ andata e 1,50€ ritorno
Biglietto di ingresso al Museo e alla Grotta di Tiberio: 5,00€
Totale: 20,80€ escluso il mangiare


Orari degli autobus Fondi-Sperlonga e Sperlonga-Fondi: http://www.piazzoli.it/orari-autobus.htm

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l'attività di blogger con "Un sardo a Parigi" e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell'Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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