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E’ aperta a Sassari fino al 31 gennaio 2019 20 febbraio la Mostra “Maria Lai Art in public space“. Sapete come nell’ultimo anno mi sono appassionato a questa grande artista sarda mancata alcuni anni fa. Dopo la visita ad Aggius e l’evento di inaugurazione del nuovo Museo di Arte Contemporanea e la visita alla Mostra a lei dedicata a Firenze, non sono voluto mancare a questo nuovo appuntamento a poca distanza da casa.

Negli ultimi anni in Italia sono state dedicate a Maria Lai diverse mostre. Quella di Sassari, curata dal nuovo direttore della Fondazione Stazione dell’Arte Davide Mariani, merita davvero perché approfondisce una delle caratteristiche più importanti dell’opera di Maria Lai ovvero l’arte pubblica.

Maria Lai, infatti, è forse l’artista sarda che ha realizzato il maggior numero di opere d’arte pubblica nell’isola. Non solo nel suo paese Ulassai, che oggi è un importante museo a cielo aperto, ma anche in altre località dell’isola e fuori dalla Sardegna.

Pubblica non solo perché occupa spazi pubblici ma anche perché ha coinvolto diverse persone nella sua realizzazione.

Sono rimasto colpito proprio dalle numerose installazioni, alcune delle quali non conoscevo. Ho impiegato ben due ore per visitare la mostra e ne sono uscito davvero soddisfatto: non pensavo di visitare in Sardegna una mostra così ben approfondita e con così tante opere!

Perché Maria Lai? Perché è un’artista d’avanguardia che ha saputo trasformare l’arte in strumento di coscienza sociale, in un clima sociale come quello sardo chiuso e difficile alle influenze culturali. Non propaganda politica ma arte come coscienza esistenziale, possibilità di legarsi con il metafisico e strada per creare coesione tra le persone.

La mostra è allestita gli spazi dell’Ex Convento del Carmelo dove le antiche celle delle monache lasciano spazio alla conoscenza di una o più opere di Maria Lai. Due i temi su cui è impostata la mostra: legare/collegare, tema principale del pensiero artistico della scultrice, legato alla tessitura, e macrocosmo/microcosmo.

La mostra è piuttosto ricca di opere, schizzi, modellini e ricostruzioni di diverse opere dell’artista. Molto interessanti anche i video con i racconti dell’artista e le sue spiegazioni delle opere.

Un paese che si lega alla montagna

La mostra inizia con Legarsi alla Montagna, la prima opera relazionale in Italia e forse la più importante di Maria Lai. Mi ha sempre colpito questa opera che non é né un dipinto né una scultura ma una vera e propria opera d’arte che ha coinvolto tutta la cittadinanza di Ulassai. Mi domando sempre come abbia fatto Maria Lai nel 1981 a poter fare una cosa del genere: convincere i propri compensano a partecipare ad un evento apparentemente così banale: legare con un nastro azzurro le proprie case alla montagna! Un’idea che anche oggi definiremo roba da pazzi! Eppure questo ha permesso loro di andare oltre le loro inimicizie e diffidenze. Di “legarsi” tra di loro e di fare il primo passo di un percorso che ha portato negli anni a far diventare Ulassai, uno dei paesi più ricchi d’arte della Sardegna.

Nella mostra sono riportate le fotografie di Piero Berengo Gardin alcune delle quali riprodotte anche come gigantografie legate da quel nastro azzurro. Sono pannelli tra i quali muoversi permettendo di rivivere quell’evento.

Successivamente a “Legarsi alla montagna” fu organizzata un’altra opera con la partecipazione di Ettore Consolazione. Il suo “InterVento” ha previsto la realizzazione di una “manica sonora” tra le montagne e una particolare installazione con dei cappelli di Mercurio.

L’arte pubblica

La mostra presente diverse opere d’arte pubblica che Maria Lai ha realizzato durante la sua vita ad Ulassai. Dall’antico lavatoio, qui in parte ricostruito, dove il telaio-soffitto della Lai dialoga con altri tre artisti: la fontana sonora di Costantino Nivola, la fontana della sorgente di Luigi Veronesi e la fontana del grano di Guido Strazza.

Per continuare alla Casa delle Inquietudini e i suoi dragi dipinti sulla facciata, fino alle installazioni come le capre cucite sul cemento armato, il miracolo della moltiplicazione del pani e dei pesci (Strada del rito) e la particolarissima Scarpata (1993), una vecchia discarica, dove Maria pensò di valorizzare un’area cementificata per rappresentare la storia del mondo partendo dai resti finti di un dinosauro.

Si continua con la Via Crucis per la Chiesa di Sant’Antioco, realizzata con semplici fili bianchi su uno sfondo nero fino alla proposta di intervento a Camerino nel 1983 per esorcizzare le storiche inquietudini dei Davarano.

La street art di cui tanto si parla oggigiorno è davvero uno di quei tipi d’arte che in Sardegna ha trovati diversi luoghi di espressione. Me ne sono reso conto quando ho visto “La casa cucita” realizzata da Maria Lai a San Sperata nel 1979.

Arte non solo come semplice ornamento estetico o attrattiva turistica per i paesi ma strumento di critica e discussione sull’attualità e dialogo sulla vita.

La grande arte è quella che arriva alla gente che cammina per strada” Antonio Gramsci

Non solo telai – di cui ho parlato in precedenti racconti – quindi ma una diversa di opere diverse tra loro come idee e materiali.

Molto particolare l’intervento di Lai al Museo dell’Olio della Sabina dove Lai realizzò una serie di installazioni e giochi partendo dalle 5 “S” dell’Ogliastra: sole, sasso, solco, sale, scure. Riuscì in questo modo ad unire l’arte al racconto di un lavoro secolare e di un’antica tradizione.

Nella mostra sono presenti anche i bozzetti del monumento dedicato a Nuoro al premio Nobel Grazia Deledda: forse una delle opere più conosciute dell’artista le cui figure sono ispirate a quelle dei presepi di Maria Lai, una parte dell’opera di Maria Lai poco conosciuta ma piuttosto ampia e a mio parere molto bella.

Sono riprodotte anche alcune parti dell’opera La cattura dell’ala del vento (Ulassai, 2009) e il modellino del monumento dedicato a Ulassai ad Antonio Gramsci dove l’antica leggenda della bambina di Ulassai si unisce ad un racconto scritto dallo stesso Gramsci (Fiabe intrecciate, 2007).

Infine un accenno ad Aggius, la tappa gallurese del viaggio artistico di Maria Lai, dove l’artista realizzata un’altra opera relazionale molto importante e ancora troppo poco valorizzata. Aggius, il paese dei tappeti, dove tra antichi telai a mano e gomitoli colorati la Lai non poteva che sentirsi a casa. Ed insegnare a tutti noi quanto è bello fare e amare l’arte.

Tante le opere presenti nella mostra che permettono di comprendere la ricchezza e la vastità dell’opera di Maria Lai. Non avrebbe senso approfondirle qui la storia e il significato di ciascuna. Cogliete gli ultimi giorni della mostra per conoscere questa grande artista del contemporaneo sardo.

Un ringraziamento a chi ha voluto e realizzato la mostra: è stato piacevole fare un viaggio da Olbia verso Sassari per visitare una mostra così ben approfondita.

Maria Lai. Art in Public Space 

Dal 23 Novembre 2018 al 31 Gennaio 2019
Sassari, Ex Convento del Carmelo
Viale Umberto I, 11
Orari: da martedì a domenica 10-13 / 16-19

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l'attività di blogger con "Un sardo a Parigi" e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell'Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola, il suo paesaggio, la sua storia e le sue tradizioni. Oltre alle diverse esperienze da vivere, in tutte le stagioni.

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