Il 24 settembre ho partecipato ad una delle due Giornate Europe del Patrimonio, iniziativa che si svolge in tutta Europa per promuovere la conoscenza e la valorizzazione di numerosi siti culturali, statali e non, mediante l’organizzazione di visite guidate, aperture ed eventi speciali.

Come vi avevo segnalato sul blog quest’anno anche in Gallura è stato organizzato questo evento. Cooperative ed associazioni che gestiscono i diversi siti archeologici e musei di quattro comuni, hanno collaborato insieme per offrire un percorso di visita alla scoperta delle nostra storia. I comuni di Luogosanto, Luras, Calangianus e Tempio Pausania hanno offerto un percorso tra natura e archeologia che ha mostrato come il patrimonio culturale gallurese è ricco e variegato e può diventare  un itinerario turistico per chi vuole scoprire la storia del nord est della Sardegna.

Spesso, infatti, i piccoli musei o i siti archeologici lavorano ognuno per sé ma insieme tutti questi luoghi culturali possono costituire un attraente percorso culturale non solo per i turisti che vengono in estate ma anche per chi vuole scoprire la nostra isola nella bassa stagione. Auspico che iniziative permettano una sempre diffusa attività di rete tra tutte le diverse realtà, oramai sempre più necessaria.



Piano piano anche in Gallura iniziamo a riscoprire il nostro patrimonio. Molte spesso sentiamo dire che “in Sardegna non ci sono grandi musei come in molte città d’Italia” ma abbiamo numerosi siti archeologici sparsi in tutto il territorio. Anche la nostra isola vanta un ricco patrimonio artistico ed archeologico e spetta noi sardi di conoscerlo e visitarlo per primi. Quante volte mi è capitato di incontrare turisti che conoscevano più di me molti luoghi!

La Gallura non è da meno: ci sono diversi siti di età nuragica come nuraghi, tombe dei giganti, dolmen ma anche testimonianze di età medioevale e di epoca recente che raccontano una storia antica.

Mi faceva piacere condividere in breve alcune mie impressioni sulle Giornate Europee del Patrimonio.

Il tema dell’edizione 2017 era “Cultura e Natura” e in Sardegna dove è il patrimonio culturale è profondamente legato al paesaggio non poteva essere più azzeccato di questo. Dopo la giornata del 23 dedicata alla visita del Palazzo Lu Baldu nel territorio di Luogosanto e agli Olivastri Millenari e il Museo Galluras a Luras, è stata la volta, il 24 settembre di Calangianus con il Museo del Sughero e la Tomba dei Giganti di Pascaredda, e di Tempio Pausania con il Nuraghe Majori.

L’archeologa Angela Antona ha dato il benvenuto alla giornata spiegando bene il tema: il patrimonio archeologico della Gallura, così come quello di tutta la Sardegna, è profondamente legato al suo territorio. La posizione di ogni monumento nuragico, ad esempio, non è affatto casuale ma rispecchia scelte legate alla posizione degli antichi villaggi preistorici , al controllo del territorio, alla vicinanza di torrenti o pozzi naturali.

Così, visitare questi luoghi con la guida degli archeologici e delle guide professioniste è stata il modo per riscoprire i siti archeologici del nostro territorio, conoscere meglio l’antico utilizzo di certi luoghi che oggi appaiono semplici monumenti megalitici in pietra. Per un attimo pensate agli uomini nuragici che con pochi strumenti a disposizione mettevano su queste grosse opere dedicate alla collettività. Le tombe dei giganti, ad esempio, erano sepolture multiple e lì venivano seppelliti i morti di tutto il villaggio. Mi ha sempre colpito la pietra centrale a forma di portone, un evidente simbolo dell’ingresso nell’aldilà, come se l’uomo nuragico volesse sempre far memoria di quel “passaggio” della vita. Così la Tomba dei giganti di Pascaredda, era un punto di riferimento per quell’antico villaggio, costruita lì, in posizione evidente al centro del paesaggio collinare alle pendici dei Monti del Limbara, che guardava ai “Monti di Deu”, ovvero il Monte “di Dio” o “del popolo”, a seconda dell’interpretazione. Per l’uomo gallurese il Monte è quindi sempre stato di ispirazione e motivazione, fin dall’antichità.

La civiltà nuragica riservava molto tempo al culto dei morti e siti archeologici come questo ne sono testimonianza. Anche qui durante gli scavi sono stati trovati frammenti di terracotte di cui l’archeologa Viviana Pinna ha spiegato gli studi effettuati su alcuni campioni. Dai risultati è emerso come le argille siano originarie proprio di queste zone e quindi evidenziano una sapienza artigiana locale nella lavorazione di questi materiali.

Un sentito ringraziamento alle guide che con il loro racconto non solo hanno offerto una panoramica più ampia dei siti archeologici della Gallura e che hanno trasmesso la propria passione per l’antichità distinguendo gli aspetti scientifici da quelli suggestivi. In diversi momenti mi è sembrato di rivivere la vita degli antichi nuragici, cercando di capire come potevano vivere in quei luoghi. Mi son immedesimato nei loro sacrifici nella costruzione di questi edifici imponenti, nel loro lavoro quotidiano, nella loro ricerca religiosa.

Sempre sul tema interazione uomo-ambiente la scelta di inserire nelle giornate europee  il Museo del Sughero di Calangianus ha evidenziato come ancora oggi il lavoro dell’uomo è strettamente collegato allo sfruttamento intelligente delle materie prime offerte dalla natura. In Gallura, il sughero rappresenta proprio questo: l’uso di un materiale naturale, nel rispetto dell’ambiente, ha permesso lo sviluppo economico di un intero territorio.

Anche al Museo ho scoperto qualcosa in più. Grazie alla passione dei giovani di Contiamoci ho capito meglio, ad esempio, la differenza tra un tappo completamente in sughero e un tappo in microgranulato di sughero (ovvero sughero e colla). e mi sono ricordato che il tappo per lo spumante non ha la forma di un fungo bensì cilindrica. Solo dopo l’imbottigliamento la forma diventa quella di un fungo che tutti conosciamo.

 

 

Nel pomeriggio la visita si è spostata verso il Nuraghe Majori, un nuraghe immerso nella vegetazione delle foreste di Tempio Pausania. Qui prima della spiegazione dell’archeologa e guida Miriam Spano, abbiamo seguito un interessante percorso naturalistico in compagnia del naturalista Alessandro Ruggero. Attorno al Nuraghe, infatti, non crescono solo querce da sughero ma una varietà incredibile di specie arboree, arbusti e fiorellini… anche autunnali!

Visitare un Nuraghe fa sempre una bella emozione e mi inorgoglisce sempre pensare ai nostri antenati che un tempo dedicavano tempo e fatiche per realizzare queste opere cosi imponenti e più durature di molte costruzioni più recenti…

Grazie ancora a chi ha organizzato l’evento.

Ho notato che la gran parte erano per lo più turisti, sardi e non, in minoranza i visitatori locali. Purtroppo qui in Gallura siamo ancora un po’ pigri e anche quando viene organizzato qualcosa in loco non aderiamo a queste iniziative perché “abbiamo già visto il sito”. Occasioni come queste però sono da sfruttare perché permettono di vivere i nostri luoghi, conoscere più a fondo la loro storia e capire quello che hanno rappresentato in passato. Forse potremmo imparare qualcosa di più per vivere meglio il nostro rapporto con la natura e impara dai nostri antenati una vita più attenta alla collettività.

E’ venuto il tempo di cambiare. Di riappropriarci del nostro patrimonio, di prendere coscienza da dove veniamo e che dal nostro passato abbiamo tanto da imparare!

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l'attività di blogger con "Un sardo a Parigi" e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell'Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola, il suo panorama, la sua storia e le sue tradizioni. In tutte le stagioni.

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