Scrivere di questo Museo non è per me come scrivere di uno dei tanti musei della Sardegna. Il Museo del Sughero di Calangianus in Sardegna è infatti il museo del mio paese e leggendo questo post troverete non solo informazioni utili alla visita, ma un po’ di ricordi personali su ciò che il sughero rappresenta per il mio paese. Quello del sughero è un piccolo, semplice, ma interessante museo che racconta la storia della lavorazione di questo materiale naturale di cui il mio paese è stato uno dei massimi esportatori tanto da essere stato definito nel tempo la “capitale del sughero”.

La Sardegna, e la Gallura in particolare, da più di 100 anni ha sviluppato un’importante settore di lavorazione del sughero sfruttando quella che è un’importante risorsa nel nord dell’isola ovvero l’abbondanza di sugherete, boschi di querce da sughero, di una corteccia resistente, facilmente lavorabile, duratura e adatta a diversi scopi.

cancello esterno

Il cancello di ingresso al Museo.

Noi calangianesi siamo in gran parte orgogliosi di questo museo perché è uno spazio che desideravamo da tanto: avevamo tanto da far conoscere della nostra storia e tanto ancora c’è da divulgare. In tanti ancora non sanno come nasce un tappo di sughero, quanta fatica e sacrifici ci sono dietro la realizzazione di un oggetto apparentemente così insignificante eppure così importante per la conservazione del vino. La prossima volta che stapperete una bottiglia con un tappo di sughero, pensate alla storia che ci sta dietro. E’ quella storia che il Museo del sughero di Calangianus vuole raccontarvi, la storia di uomini che hanno speso la propria vita in questo lavoro, investendo, facendo sacrifici, sfruttando al meglio ciò che la natura offriva loro.

Consideriamo inoltre, che mai come oggi il tappo di sughero deve essere tutelato perché è un materiale che ha notevoli pregi per l’utilizzo in enologia e può essere riutilizzato in diversi modi poiché facilmente riciclabile essendo un materiale naturale e biodegradabile. Il sughero è stato uno dei primi materiali naturali utilizzati dall’uomo; anche i nuragici lo usavano come pavimentazione, per creare manici di alcuni strumenti o i dettagli di alcuni oggetti.

chiostro museo

Il chiostro interno dell’antico Convento.

Il sughero è Calangianus. Di fabbriche di sughero Calangianus era pieno fino a non molti anni fa. Mi ricordo quando ero piccolo quando il profumo del sughero appena bollito invadeva le strade del mio paese ed era facile trovare qua e là qualche pezzo caduto da qualche camion. Per non parlare dei diversi artigiani seduti a tagliare il sughero in tanti “quadretti”, dei piccoli parallelepipedi dai quali si otteneva il tappo. Li chiamavamo “li mastri quadrettai” e mi ricordo quando da bambini ci fermavamo davanti alle loro finestre, respirando un intenso profumo misto di cantina e di sughero. Li guardavamo con attenzione al lavoro, seduti al loro tavolino (barrili) con in mano una sorta di grosso coltelo affilato (lu farru) intenti a tagliare alla perfezione questi piccoli pezzi. Quelli che per noi potevano essere dei semplici mattoncini da usare come dei lego, erano poi lanciati in alcuni secchi di legno (bucchi), selezionati in questo modo per qualità e dimensione. Mi ricordo anche di quando alternavano il taglio del sughero all’affilatura a pietra dei loro coltelli. Forse oggi sarei capace di ripetere alcuni dei loro gesti per come li ho visti eseguire tante volte allo stesso modo.

Noi bambini eravamo molto incuriositi e spesso la ricompensa per il nostro semplice essere spettatori poteva essere un piccolo giocattolo ottenuto proprio da uno di questi quadretti. Sono davvero cambiati i tempi, da quando bastava un pezzo di sughero per rendere felice un bambino di Calangianus!

Oggi tutto è molto cambiato. Essere artigiano del sughero a Calangianus era una consuetudine per molti ma oggi non ci sono più i piccoli artigiani con la bottega sulle strade, e il  processo di lavorazione è portato avanti industrialmente con l’ausilio di diversi macchinari. L’esportazione di questo materiale è resa difficoltosa non solo dalla competizione con il tappo di plastica (che, mi auguro, non riuscirà a occupare il tutto il settore dell’enologia) ma anche con aziende che in altri paesi hanno imparato il mestiere e abbassato i prezzi. Non voglio entrare nel merito sull’evoluzione dei fatti o sul mercato del sughero, ma semplicemente farvi capire di come nel mio paese, fino agli inizi del terzo millennio, il sughero passava nelle strade più frequentemente di un autobus.

Forse non bisogna avere nostalgia del passato quando l’innovazione migliora la produzione, ma io un po’ ce l’ho. E so che anche i miei compaesani vivoNo gli stessi sentimenti. Sento un po’ la nostalgia di quella Calangianus così viva e ricca di lavoro, un vero paese artigiano appassionato a quella attività che l’ha resa nota un po’ in tutto il mondo.

Il Museo del Sughero è quindi un museo che con un po’ di orgoglio vuole raccontare la storia di quest’attività artigianale, dall’estrazione del sughero dalla pianta alla sua trasformazione artigianale ed industriale. Se un giorno avrete l’occasione di visitare il museo capirete come nasce un tappo di sughero ma anche che con questo materiale si ottengono anche tanti altri oggetti, scarpe, accessori di abbigliamento, mobili etc.

Si tratta di un museo particolare perché nato dalla passione di un gruppo di amici che non si davano pace all’idea che nel proprio paese non ci fosse un museo dedicato alla lavorazione di questo materiale che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Si sono impegnati dando vita ad un bellissimo spazio nel centro del paese. Da alcuni anni, l’Associazione ContiamoCi gestisce questo museo realizzato grazie al coinvolgimento di parti pubbliche e private. In tanti hanno deciso di lasciare al museo i propri antichi strumenti ed oggetti a testimonianza del lavoro del sughero a Calangianus. Il Museo nasce quindi come una grande raccolta di strumenti e testimonianze del saper lavorare il materiale sughero così come è sempre stata consuetudine a Calangianus. Anche l’Istituto professionale IPIA ha donato alcuni macchinari in mostra. Si tratta della scuola che un tempo introduceva proprio alla lavorazione del sughero. Il Museo è un’attrazione per molti turisti e ogni anno muove i turisti dalla costa verso l’interno.

Oggi il museo raccoglie l’eredità del paese ed è ogni anno sempre più visitato. Il Museo è aperto tutto l’anno anche se, chiaramente, il flusso maggiore di visite si ha durante l’estate. La visita comprende la guida: i giovani sono disponibili per accompagnarvi dentro questo bellissimo racconto.

Il Museo acquista un fascino particolare per essere stato allestito nei locali del  vecchio convento dei cappuccini del ‘700, negli anni restaurato dal Comune ed utilizzato solo per eventi. In questo modo è stato valorizzato uno degli spazi più belli di Calangianus e, oserei dire, di tutta la Gallura.

ex convento frati

I locali dell’ex Convento dei Frati Cappuccini oggi sede del Museo del Sughero.

Le diverse stanze dell’antico Convento ospitano oggi una diversa sezione diversa del museo. Si inizia dal chiostro, dove c’è l’ingresso al museo e la biglietteria. Già qui si trovano esposti alcuni strumenti utilizzati per la lavorazione del sughero e diversi pezzi di sughero. Alcune fotografie mostrano l’attività di estrazione del sughero dalla pianta, la quercia da sughero appunto. Eseguita durante l’estate da esperti estrattori (bucadori) viene eseguita ogni 10-12 anni per poter permettere alla pianta di far crescere la corteccia ovvero il sughero. Già in questa in prima sezione imparerete la differenza tra sughero maschio e sughero femmina, perché c’è un numero scritto sul fusto e che il sughero non si raccoglie come i frutti dagli alberi… ma richiede molto olio di gomito. L’estrazione è infatti l’unica attività che ancora viene realizzata a mano, con il solo ausilio di una sorta di accetta, la pìola.

ingresso museo

Il chiostro dell’ex convento introduce al Museo tra pezzi di sughero e foto dell’estrazione dall’albero.

 

La giornata dell’estrazione è sempre stata una festa per chi possedeva una sughereta. Le famiglie mangiavano nel bosco in compagnia dei bucadori per festeggiare insieme questo evento, una sorta di vendemmia in foresta.

Mi ricordo quando da ragazzino ho avuto l’opportunità di lavorare durante un’estrazione. Ai giovani ragazzi si dava l’opportunità di guadagnare un po’ di soldi raccogliendo le diverse plance di sughero e caricandole sul sughero. Alle sei del mattino si era già al lavoro per poter godere il fresco e la colazione di metà mattinata risultava come un primo pranzo che uno spuntino, poiché la fame ti faceva mangiare a volontà pane, formaggio e salame anche alle nove del mattino. Mi ricordo che è stata la prima volta in cui mi sono sentito molto stanco fisicamente ma anche soddisfatto per aver lavorato e guadagnato qualcosa con le mie mani. È stato in quell’occasione che ho conosciuto la cattiveria delle formiche rosse che ci ritrovavamo addosso con l’inconveniente dei loro morsi!

Quando d’estate siete in giro in macchina per la Sardegna fateci caso a queste querce appena estratte: il loro fusto risulta per metà dal basso liscia e di un colore arancione o rossastro. E’ la testimonianza che dalla pianta è stata appena estratta la corteccia di sughero.

Scusate per queste parentesi forse un po’ noiose, ma parlando del sughero mi vengono in mente tanti aneddoti. Entriamo nel museo.

Una prima sala del museo mostra alcuni oggetti che un tempo venivano comunemente realizzati in sughero tra cui lu barrili  ovvero un recipiente cilindrico in sughero utilizzato per contenere acqua o vino durante gli spostamenti o la nappedda una sorta di tazza con manico per bere acqua dalle fontane, con la forma di un cappellino.

 

oggetti sughero

Alcuni oggetti in sughero. Sulla sinistra in alto “lu barrili” e sulla destra uno sgabello interamente in sughero.

 

bollitura

La sala della bollitura del sughero.

Successivamente si mostrano gli strumenti per la bollitura del sughero, una prima fase che permette sia di pulire e di disinfettare il sughero sia di appiattirlo annientando la sua naturale curvatura. Le sale successive mostrano i diversi strumenti che venivano utilizzati per la lavorazione artigianale.

Innanzitutto c’è il lavoro dei quadrettai di cui vi parlavo in precedenza, che tagliavano il sughero in strisce e successivamente in quadretti. Nella sala sono presenti tutti gli strumenti tipici del quadrettaio, compreso il piano inclinato per il taglio del sughero in “bande”, il tavolino per il taglio dei quadretti e i cestini in legno per la suddivisione degli stessi. Potrete ammirare i torni che permettevano di stondare il piccolo parallelepipedo ottenendo facilmente il tappo. Pensate che prima dell’invenzione di macchine specifiche, il tappo era quadrato e non circolare; veniva semplicemente sfondato un po’ per essere inserito nel collo delle bottiglie.

sala quadretti

La lavorazione artigianale in quadretti.

 

quadrettai

Il banco da lavoro del quadrettai

 

strumenti lavorazione tappi

Macchina per il taglio, lo sfondamento e la foratura del sughero per ottenere i tappi.

 

Altre due sale mostrano gli sviluppi industriali della lavorazione del sughero. Proprio a Calangianus e nei suoi dintorni, infatti, si è sviluppata un’attività industriale tale per cui sono state messe a punto macchine industriali specifiche per questa lavorazione. Congegni di diverso tipo per tagliare, levigare, incidere, pulire sono in parte nate proprio qui. Altre derivano da brevetti stranieri. Il mio paese può vantarsi di essersi innovata molto a livello industriale riuscendo a rimanere al passo con i tempi. Nelle due stanze del museo dedicate alla lavorazione più recente sono esposti vecchi macchinari che hanno velocizzato e migliorato il processo di ottenimento dei tappi di sughero.

sala macchine

Macchinari per la lavorazione industriale del sughero.

Apro un parentesi dedicata a chi ogni giorno sta davanti a queste macchine guadagnandosi il pane: forando pezzi di sughero facendo tappi, selezionandoli mentre passano davanti ad un nastro trasportatore o spostando sacchi con un muletto. Sono gli operai di Calangianus. Ricordatevi anche di queste persone quando stapperete una bottiglia di vino.

A questo punto si sale al piano superiore dove un’ampio salone mostra i diversi utilizzi del sughero: tappi di ogni forma e dimensione, souvenir e oggetti d’arredo, scarpe, borse, modellini e presepi.

primo piano

Il salone del primo piano

 

pannelli

Una sezione del museo con pannelli sulla lavorazione del sughero.

 

Il sughero, infatti, è un materiale versatile che negli ultimi tempi viene utilizzato anche in altri modi. Con il sughero si fanno diversi oggetti, anche vestiti, perché il sughero è stato trasformato in un tessuto indossabile, morbido e anallergico. Il sughero è impiegato per realizzare borse, portafogli e scarpe, come rivestimento di mobili e come isolante in edilizia. Prossimamente sul blog vi racconterò anche di questo. Il sughero è usato anche per creazioni artistiche. Vi ricordate quando vi ho raccontato della vista alla Collezioni Forteleoni di Luras?

 

presepe sughero

Un presepe realizzato interamente in sughero.

 

Nella sala è mostrato anche un video sulla storia di Calangianus e l’attività del sughero e diversi pannelli e fotografie sul contesto culturale e paesaggistico.

 

Se la storia de sughero vi ha incuriosito, sappiate che ogni anno (solitamente a inizio luglio) l’Associazione ContiamoCi organizza la “Giornata del tappo“, un evento dedicato a far conoscere la lavorazione di questo materiale, in particolare l’estrazione del sughero dalla pianta. L’evento fa rivivere un tipica giornata dell’estrazione con dimostrazione pratica, pranzo in foresta, itinerario in sughereta per conoscere le piante tipiche, fino ad una degustazione di vini locali presso il Museo del sughero.

L’evento ha anche lo scopo di far divulgare la conoscenza sulla storia e la lavorazione del sughero e diffondere l’importanza dell’uso di un materiale naturale, ecologico, con pregi per la conservazione del vino.

A conclusione della visita potrete comprare un souvenir in sughero, oppure, chiedendo informazioni in biglietteria, fare una visita ad una bottega artigiana. Lo staff è a disposizione permettervi in contatto con artigiani locali.

Il Museo raccoglie sempre anche importanti feedback su TripAdvisor, complice la passione e l’accoglienza dei giovani di Contiamoci per il museo e il paese di Calangianus. Nella galleria di foto che vi riporto di seguito trovate altre foto di questo museo, decisamente unico nel suo genere, che vi lascerà con la soddisfazione di aver imparato qualcosa in più sulla storia e la cultura della Gallura.

chiostro

Il Chiostro del museo visto dal primo piano.

 

Il Museo del Sughero si trova presso l’Ex Convento Settecentesco in Via San Francesco, 3 a Calangianus. Il Museo è aperto tutti i giorni dal Lunedì al Sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

 

Info e prenotazioni :

telefono: 079 662034 Cellulare: 345 9706852

E-mail: contiamoci@hotmail.it

Ulteriori informazioni sul sito web www.museodelsughero.com

 

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l'attività di blogger con "Un sardo a Parigi" e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell'Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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