Molti non lo sanno ma Piazza Navona, una della più belle e visitate piazze di Roma, deve la sua forma all’antico Stadio di Domiziano costruito dall’imperatore negli anni 85 e 86 d.C. proprio in quest’area della città.
Lo stadio nacque con lo scopo di promuovere, nella società romana del tempo, la pratica sportiva dell’atletica, considerata dai romani poco morale e poco virile perché poco violenta.  Si tratta del “primo esempio di stadio in muratura costruito a Roma.
Ero sempre rimasto incuriosito dalle rovine visibili da Via di Tor Sainguigna, dietro la parte nord-occidentale della Piazza, che mostrano i resti dello stadio di Domiziano che sorgeva sotto l’attuale Piazza Navona, a circa 4 metri e mezzo dal piano stradale attuale. Per questo motivo in un sabato sera di luglio ho deciso di andare a vistare questo sito archeologico nel centro di Roma.

Le rovine dello Stadio di Domiziano sono oggi una piccola area archeologica aperta la pubblico. È una visita piuttosto breve, perché poche sono le rovine rimaste, alcuni corridoi di accesso con archi in muratura, frammenti di scale che conducevano ai piani superiori, volte e qualche frammento di scultura e targa ritrovata durante gli scavi.
Lo stadio fu abbandonato fino al IV secolo e successivamente spogliato, come tanti edifici di Roma, per costruire altri palazzi o monumenti. L’arena centrale fu poi denominata erroneamente “Campus Agonis” (i giochi erano chiamati agones), da cui Piazza Navona, e divenne nel tempo piazza per il mercato e poi una signorile piazza nel cuore della città grazie agli interventi di architetti illustri come Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Girolamo e Carlo Rainaldi.

I resti dello Stadio furono ritrovati solo nel 1936, durante la demolizione di alcune case. Durante i lavori furono rinvenuti anche frammenti scultorei, così come nelle cantine degli edifici limitrofi, oggi conservati nel Museo.
Se volete avere un’idea di com’era lo Stadio negli anni del suo splendore potete vedere questa immagine riportata sul sito del museo. Pensate che l’edificio aveva una forma ad U chiusa ed era lungo circa 275 metri di lunghezza per 106 di larghezza ed era capace di contenere fino a 30.000 spettatori.

La visita all’area archeologica è un percorso circolare costruito attorno ai corridoi mediani della parte semicircolare dell’antica cavea di ‘accesso allo stadio  (nella piantina riportata qui di seguito l’area in rosso delimita i resti riemersi durante gli scavi e oggi visitabili).

 

 

Quella oggi fruibile è quindi un’area piuttosto piccola rispetto a tutta l’originaria struttura architettonica che costitutiva la cavea dello stadio ma, nonostante ciò, il percorso permette di capire la struttura dell’antico stadio, la sua storia e delle attività sportive che qui si svolgevano.

La visita è corredata di audioguide comprese nel costo del biglietto (intero 8€) e un video con ricostruzioni 3D. Diversi pannelli lungo il percorso permettono di conoscere la storia dello stadio e degli sport dell’antichità greco-romana: lotta, corsa, pugilato, salto, lancio del disco o del giavellotto.

Entrando consiglio di dare subito uno sguardo alla piantina per capire per bene il percorso: è facile disorientarsi nonostante i diversi pannelli e l’audioguida che seguono itinerari differenti.

Visitando lo stadio di Domiziano mi sono nuovamente accorto di come Roma riservi sempre tante sorprese: dovunque ti giri, ti incuriosisci, butti un’occhio, trovi un frammento, un luogo, un’aneddoto che racconta la storia millenaria di questa città.
Non è il Colosseo, con tutti i suo lunghi corridoi, le alte scale e l’ampio respiro dello spazio interno ma anche le rovine dello stadio di Domiziano permettono a loro modo di scoprire un pezzo dell’antica Roma e fare un tuffo nella storia dello sport.

Lo Stadio di Domiziano è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 e il sabato fino alle 20.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima).
Sito web: http://stadiodomiziano.com

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l’attività di blogger con “Un sardo a Parigi” e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell’Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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