Palazzo Altemps è uno dei quattro Musei che fanno parte del complesso del Museo Nazionale Romano una rete di musei di Roma per i quali vale un unico biglietto. Avevo già visitato in passato tre dei quattro musei: Palazzo Massimo, la Cripta Balbi e le Terme di Diocleziano. Si tratta di luoghi che raccontano, in modo molto diverso tra loro, la storia di Roma e della sua produzione artistica.

Fu il Cardinale Marco Sittico Altemps che decise di acquistare il Palazzo nel 1568 per farne la sua residenza romana. Oggi vi si conserva un’importante collezione di sculture greche e romane appartenenti a famiglie nobili romane del XVI e XVII secolo. Tra queste la collezione più importante è la collezione Boncompagni Ludovisi ma anche le collezioni Mattei e Del Drago e opere d’arte della famiglia Altemps hanno la loro importanza.
Una particolarità di alcune statue esposte è che sono state restaurate (nel senso di integrazione in certe lacune) da artisti importanti come  Gian Lorenzo Bernini e Alessandro Algardi.
Una parte del Museo è inoltre dedicata alla collezione egizia che rappresenta una testimonianza importante dei culti egizi a Roma.

Il Museo di Palazzo Altemps si trova vicino Piazza Navona in Piazza Sant’Apollinare. La visita inizia dal cortile: un bellissimo ambiente decorato con alcune statue e una fontana, nel quale si nota subito la loggia affrescata che vi si affaccia e che poi si visiterà al primo piano. Il Museo si sviluppa infatti su due piani e su quattro lati.

 

Purtroppo l’allestimento non mi ha entusiasmato e senza dubbio è stato influente per questo il riallestimento in atto con alcune vetrine coperte e alcun strutture in acciaio coperte o in collocazione provvisoria.

Nonostante ciò mi sono goduto le opere esposte. Al visitatore comune può sembrare un museo di poca importanza perché oltre al Galata suicida non si trovano altrettante opere che colpiscono così d’impatto. Così è stato per due miei amici che hanno visitato con me il Museo.
Consiglio pertanto di visitare il Museo lasciandosi alle spalle certi stereotipi d’arte ai quali siamo abituati e cercando di far comunicare le opere stesse. Soffermandoci qualche minuto in più su un’opera scopriremo che sarà lei stessa a dirci qualcosa di più su di sé, sulla sua storia, la sua realizzazione e la sua particolarità, magari quel dettaglio (un sopracciglio, una riga nel viso, un gesto) che quando ci si passa davanti velocemente non si nota ma che rende così diversa l’opera stessa.
Dopo una visita tra le sculture nelle sale del piano terra (foto in alto) sono arrivato al primo piano e al loggiato affrescato che non può non far alzare la testa all’insù a chiunque: per un attimo sembra di essere dentro un giardino coperto: tra rami di vite e qualche grappolo si intravvede il cielo azzurro.

 

 

E’ da qui che si accede alla Sala del Camino, forse la più bella del Museo perché è quella che ospita il Galata suicida (Galata Ludovisi), l’opera forse più conosciuta di Palazzo Altemps.
Il Galata suicida è una copia romana del I secolo a.C. di una statua in bronzo di Epìgono. L’opera originale faceva parte, insieme al Galata morente, del Donario di Attalo, un monumento trionfale sull’acropoli di Pergamo per celebrare la vittoria contro i Galati. Vi apparteneva anche il Galata Morente, oggi ai Musei Capitolini.
Il Galata Ludovisi rappresenta un guerriero nell’atto del suicidio con la spada già penetrata in corpo. nell’altra mano tiene la moglie morente abbandonata sulle ginocchia.

 

 

L’opera colpisce a mio parere per due principali motivi: il senso del movimento e del tragico, reso dalla tensione dei muscoli del Galata e dal mantello svolazzante, e per l’attenzione ad alcuni dettagli anatomici del corpo del protagonista e delle vesti della donna. Consiglio di fare un giro a 360° attorno a tutta l’opera per ammirarla in tutta la sua interezza.

A sinistra dell’opera il Sarcofago Grande Ludovisi, opera romana del III secolo a.C. nel quale è raffigurata, mediante la tecnica dell’altorilievo la battaglia tra i romani e un popolo barbaro. Nonostante non sia un’opera a tutto tondo anche qui c’è un certo senso del movimento e del patos e un’incredibile resa dei dettagli.
Sempre vicino si trova l’Erinni Ludovisi,  una delicata testa che quasi ricorda un Cristo morente recuperato da una pietà. La testa è stata riadattata per essere messa nella posizione orizzontale attuale. Per chi non lo sapesse le Erinni erano nella mitologia antica, le personificazioni femminili della vendetta.
Tante altre sono le opere scultore in marmo esposte al museo. Noi che oggi le vediamo così esposte insieme in un museo dovremmo pensarle nelle ville romane di un tempo, nei giardini privati o negli spazzi pubblici e pensare alla bellezza e al gusto che gli antichi romani cercavano in qualsiasi luogo.

In un’altra sala si trova l’Ares Ludovisi (foto a destra) che rappresenta il dio della guerra in posizione di riposo. Lo ha fatto ipotizzare la presenza di armi da riposo come l’elmo sotto il piede sinistro. Si ritiene una copia romana di un originale di età ellenistica e ha avuto il privilegio di essere stata restaurata nel 1622 da Gian Lorenzo Bernini che aggiunse un piccolo amorino fra i piedi.
Due nuovi ambienti del Palazzo sono dedicate all’esposizione di reperti archeologici appartenuti ad Evan Gorga, tenore e appassionato collezionista che durante la sua vita, tra fine ottocento e la prima metà del XX secolo, ha raccolto numerosi oggetti archeologici, come quelli di uso domestico, giocattoli, frammenti di affreschi e altri manufatti ora di proprietà statale a disposizione del pubblico.

 

Questa esposizione mi ha colpito per la quantità di oggetti esposti e per la loro varietà e mi ha fatto ripensare ai tombaroli e agli antiquari del passato, a chi amava collezionare reperti, un mondo a noi oggi sempre più lontano ma che fa riflettere per come, nell’ultimo secolo, sia cambiato il rapporto tra le persone e i beni culturali: da oggetti da collezioni per pochi a oggetti da musei appartenenti a tutti.

 

E’ bello ogni tanto fare un salto nella storia, scoprire il nostro passato, e farsi colpire dalla bellezza dell’arte. Ogni tanto basta solo un po’ di ispirazione.

 

 

Orari di Palazzo Altemps
Il Museo è aperto tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore19.45. E’ chiuso il lunedì (eccetto lunedì in Albis e durante la settimana della cultura), 1 gennaio, 25 dicembre. La biglietteria chiude alle 19.00.

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l’attività di blogger con “Un sardo a Parigi” e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell’Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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