Non sono mai stato un amante dell’arte contemporanea e ammetto una certa difficoltà ad approcciarmi alla scultura e pittura dei nostri tempi. Sarà forse un po’ reazionario e amo maggiormente ammirare opere tradizionali quali pale d’altari o ritratti…, specie poi se le opere non hanno un titolo… Essendo però a Londra per tre settimane ed avendo ricevuto numerosi consigli da amici ho pensato di andare a visitare la Tate Modern anche se in queste occasioni è meglio farsi accompagnare da un’appassionato od esperto.

Il Museo è famoso innanzitutto per la sua architettura: un esempio importante di riqualificazione industriale nel cuore di Londra. Gli spazi del Museo sono ampi ma in circa due ore e mezza si riescono a visitare le gallerie permanenti escluse le mostre temporanee, le uniche che richiedono il pagamento del biglietto.
All’ingresso vi accoglie in un ampio spazio che occupa buona parte dell’intero volume dell’edificio e dove è in esposizione un’opera di grosse dimensioni che cambia spesso, come anche le opere esposte.
Alcune terrazze esterno permettono di gustare il bellissimo paesaggio urbano del lungo Tamigi, in particolare il London Bridge e la Cattedrale di Saint Paul.

Sui diversi piani dell’edificio si aprono invece le diverse sale che grazie alla suddivisione per tematiche sono forse più facilmente “avvicinabili”. I temi sono:
– Poesia e sogno: qui si trovano opere di Picasso, surrealisti come Ernst, Dalì, e altri artisti come De Chirico
– Energia e Processo: qui forse le opere più particolari del museo
– Struttura e Chiarezza: è possibile ammirare opere di Kandinsky Picasso, Braque
– Visioni trasformate

Nonostante la mia difficoltà a capire l’arte contemporanea senza dubbio la visita alla Tate Modern mi ha lasciato qualcosa: certe tematiche affrontati dagli artisti, alcune condanne sociali, le riflessioni sull’uso dei materiali, sulle loro consistenze ed interazioni, sul concetto stesso di arte e il rapporto arte-spettatore.
Il Museo è ricco di opere diversissime tra loro: dipinti, disegni, fotografie, sculture, e opere multimateriale che molto spesso fanno da ponte tra la pittura e la scultura.
Con questo post perciò più che raccontarvi la mia esperienza (non è assolutamente un post esaustivo su tutto il Museo) voglio condividere insieme a voi alcune opere, quelle che mi hanno più colpito, in modo che possiate anche voi soffermarvi sul loro significato, se volete lasciate pure un commento! Di molte ho ritrovato il titolo e il nome dell’autore, di altre purtroppo no.

Picasso, Busto di donna 1944

 

Manifesti della propaganda comunista
Richard Serra
Trip Hammer 1988

 

Lucio Fontana
Spatial Concept ‘Waiting’ 1960

 

Art & Language (Michael Baldwin)
Untitled Painting 1965
Quest’opera è in realtà uno specchio: è evidente la riflessione dell’artista sul concetto di arte!

 

Nicholas Hlobo
Balindile I 2012
Nicholas Hlobo
Macaleni Iintozomlambo 2010
(Un particolare ricamo su carta attorno a macchie di te)
Chen Zhen
Cocon du Vide 2000

 

 

 

Stoviglie in acciaio, una riflessione sull’uso di materiali nobili per oggetti comuni, molto utilizzati in India anche da persone povere.

 

Un poligono direttamente dipinto su un muro
Ellsworth Kelly
Méditerranée 1952

 

Fernand Léger
Still Life with a Beer Mug
Pablo Picasso
Bust of a Woman 1909

 

Sir Anthony Caro
Yellow Swing 1965
All’ultimo piano un bar e un ristorante permette di riprendere un po’ di energie e di ammirare in maniera seduti a bere un té o un caffé un bellissimo panorama sul Tamigi.

 

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l’attività di blogger con “Un sardo a Parigi” e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell’Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

Leave a Comment