Tranquilli, non vi farò l’elenco di tutto quello che c’è da vedere al museo, semplicemente vi racconterò la mia esperienza in uno dei più famosi e apprezzati musei di Londra che non potevo lasciarmi sfuggire. L’ingresso al British Museum è gratuito come in molti musei inglesi, e il venerdì sera chiude alle 20.30, cosa che invita a visitarlo per iniziare un bel fine settimana, così ho fatto io.

Il British Museum è molto grande, probabilmente non come l’enorme Louvre, ad esempio, ma richiede comunque diverso tempo per poterlo visitare tutto. Io consiglio però di scegliere alcune sale in base ai propri interessi e di soffermarsi sui reperti più importanti. E’ possibile anche visitare il museo più volte proprio perché è aperto gratuitamente.
Il museo conserva per lo più reperti archeologici: parti di monumenti, statue, oggetti di uso comune, di arredo e gioielleria delle varie culture antiche (medio oriente, mediterraneo, europea) e di archeologia medioevale.
Mi ha colpito innanzitutto perché è evidente un modo di diverso di intendere il museo, cosa che ho visto differente in altri musei che ho visitato in seguito a Londra: uno spazio aperto a tutti, grandi e piccoli, giovani e più anziani, ricco di attività educative e visite guidate, incontri, un museo in cui si può prendere un cafféèaccanto ad un’opera esposta!

Forse l’esposizione dei diversi oggetti è discutibile: veramente ci sono vetrine e vetrine piene di tanti oggetti e suppellettili che a mio parere, dopo un po’, possono stancare il visitatore. Senza dubbio sono molto più attrattive le opere più grandi: i bassorilievi del Partenone, le statue egiziane e quelle assire.

Il museo si sviluppa su tre piani, il primo piano in particolare è quello più ampio. La suddivisione delle sale è in base alla cultura di appartenenza delle opere e quindi alla zona geografica di provenienza oltre che alla loro datazione.
Ecco alcuni miei suggerimenti di opere da non perdere.
Stele di Rosetta

E’ senza dubbio uno dei manufatti più ricercati dai visitatori del museo. Si tratta di una lastra di pietra che riporta un’iscrizione in geroglifico, demotico e greco. “E’ il testo di un decreto tolemaico in due lingue emesso nel 196 a.C. in onore del faraone Tolomeo V Epifane in occasione del primo anniversario della sua incoronazione” (wikipedia). Il nome Rosetta deriva dall’antica città sul delta del Nilo, ndove fu scoperta nel 1799 da Pierre-François Bouchard, capitano nella Campagna d’Egitto di Napoleone Bonaparte.
Fu il fisico inglese Thomas Young ad intuire che nel testo geroglifico era presente il nome del sovrano che era riportato allo stesso modo nel testo greco nel  testo sottostante. In questo modo si iniziò a decifrare i geroglifici.

A proposito di reperti egiziani molto interessante è la vasta esposizione di reperti (sarcofaghi, mummie e suppellettili varie) nel primo piano del Museo dedicata ai riti funerari nell’antico Egitto. Numerose sono le teche e le mummie conservate così come molti gli oggetti che costituivano i corredi funerari. I sarcofaghi sono molto diversi e dimostrano nella loro manifattura una varietà ed un’attenzione che non conoscevo.





I resti del Partenone

Senza dubbio interessante è la visita ai resti del Partenone. Si tratta per lo più di bassorilievi che costituivano le metope della parti orizzontali alte del monumento. Vederle per la prima volta dopo averle viste solo sui libri è senza dubbio emozionante così come è senza dubbio interessante poter vedere più da vicino queste opere. Non mi aspettavo un grado di raffinatezza così elevato in queste opere che erano posizionate in alto. Mi ha colpito molto l’attenzione alla resa realistica del movimento e dei dettagli nella realizzazione delle figure raffigurate.

 

 

 

La statuaria greca si differenzia facilmente rispetto alla scultura di altre culture: la ricerca della bellezza, della perfezione geometria o del realismo (il senso del movimento, la cura nel realizzare pieghe dei tessuti o dettagli sulla pelle). Le due statue che ho fotografato ne sono una bella testimonianza. Prossimamente al British verrà aperta una mostra a riguardo.

Sempre riguardo all’arte greca è molto vasta – forse fin troppo i pezzi esposti – la collezione di opere in ceramica ed interessante in tal senso è scoprire la storia di questa attività artigiana, in particolare il passaggio dalla tecnica a figure nere a quella a figure rosse che permise di studiare meglio la figura umana e di raffigurare meglio certi dettagli. Esemplari con tecnica mista sono chiamati con il nome di “ceramiche bilingue”.

 

I bassorilievi assiri

La parte della cultura assira mi ha colpito molto forse perché non avevo mai visto sculture e altre manifestazioni artistiche di questa cultura.

Molte sculture sono caratterizzate da una lavorazione molto precisa della pietra, dove si evidenzia una particolare lavorazione con profondi cunei uguali tra loro.
Molto affascinanti sono le pareti che ospitano lunghe narrazioni sulle attività ludiche dei re (la cattura dei leoni) in bassorilievo, caratterizzate da un forte senso del movimento ed un’attenzione a certi dettagli. Queste opere sono datate tra il 660 e il 700 a.C.

 

L’uomo di Gebelein 

Visitando i reperti della preistoria non potete restare indifferenti di fronte alla vetrina dell’uomo  di Gebelein, la più antica mummia egiziana finora conosciuta che risale al XXXIII secolo a.C.
La mummia fu ritrovata in posizione fetale e soprannominata “Ginger”, ovvero zenzero, per via dei suoi capelli rossi, in onore dell’attrice americana Ginger Rogers.
La mummificazione dell’uomo di Gebelein è naturale, vale a dire che la sabbia ed il calore hanno premesso un’essicazione dei tessuti del giovane ed una loro conservazione nel tempo grazie anche alla bassa presenza di batteri.
La troverete esposta in una tomba artificiale di sabbia, insieme ad alcune ceramiche che furono poste per simulare la sua tomba. Vicino un touch screen permette di fruire un modello 3D della mummia, ruotando ed analizzando le diverse parti come in una sorta di autopsia virtuale.

 

E poi chiaramente vi consiglio anche un piccolo assaggio della Sardegna. ecco qua una piccola vetrina con qualche manufatto bronzeo della cultura nuragica!

 

Infine vi riporto questo busto romano perché, come l’arte greca, anche la scultura romana si differenzia molto dall’arte a tutto tondo delle altre culture: guardate come è ben resa l’espressività di questo volto!

 

Oltre ai reperti archeologici al primo piano è presente anche una piccola esposizione di orologi dal 1500 al presente ed una piccola mostra dedicata alla storia delle monete.

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l’attività di blogger con “Un sardo a Parigi” e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell’Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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