Da tanto desideravo vedere questo museo. Le Gallerie di Arte Moderna non sono tra le mete turistiche più gettonate, specie in una città come Roma ricca di siti archeologici e musei con numerose collezioni d’arte dal ‘400 al ‘600.

La Galleria di Arte Moderna di Roma raccoglie opere dell’800 e ‘900 ed è ospitato in un monumentale edificio situato in Via delle Belle Arti, vicino ad uno degli ingressi del parco di Villa Borghese. Il Museo fu creato nel 1883 per volontà di promuovere l’arte “nazionale” in seguito all’unità dell’Italia. Nel 1915 la collezione fu spostata dal Palazzo delle esposizioni, in un nuovo edifico costruito per il cinquantenario dell’unità dell’Italia (1911) arricchendosi di diverse opere nei decenni successivi. Le opere più vicine al contemporaneo furono esposte nel 1997 nel Museo MAXXI. L’ultimo riallestimento risale al 2011.
Purtroppo la mia visita è stata piuttosto veloce: entrato alle 18.15 ho visitato il museo per poco più di un’ora perché alle 19.15 il museo comincia a chiudere alcune sale. Nonostante questo sono riuscito ad ammirare le opere più importanti e dare uno sguardo generale senza soffermarmi alla visita delle mostre temporanee che richiedono più tempo.

I dipinti dell’ottocento riprendono i temi dei realisti come Giovanni Fattori: la vita dei poveri ed il lavoro nei campi, ma non mancano i ritratti nelle loro forme più varie, da quelli più vicini alla resa fotografica alle pennellate più veloci ma decise di Boldini. Tra le firme importanti ho trovato Van Goh, Monet, Rodin, De Chirico, Giacometti, Klimt, Klee.
Opere che restano sempre incomprensibili al pubblico generico sono quelle più moderne, quelle che solitamente denominiamo “astratte” o tali da farci dire “questo riuscivo a farlo anche io”. L’arte contemporanea del resto ha sempre questa difficoltà a farsi capire e necessità di una guida per poterla comprendere.
Nel museo ci sono opere che colpiscono più di altre e artisti che sono da ricoprire. Mi viene in mente Medardo Rosso e i suoi volti in cera che seppur apparentemente realizzati con poca precisione riescono a trasmettere le emozioni dei volti raffigurati.
Di seguito le foto delle opere che mi hanno più colpito. Innanzitutto la “Madre dell’ucciso“, una delle opere più di Francesco Ciusa, uno scultore sardo del secolo scorso. L’opera rappresenta un episodio di banditismo sardo che l’artista visse durante la sua infanzia divenendo uno strumento di denuncia sociale.
Da Wikipedia scopro che l’opera vinse il primo premio della Biennale di Venezia nel 1907 e che l’originale in gesso si trova nella Galleria Comunale d’arte di Cagliari. In totale ne esistono cinque copie in bronzo.

L’opera colpisce per il suo profondo realismo, la resa di un dolore sofferto e riflettuto, i dettagli delle mani e del volto dell’anziana donna raffigurata.

 

 

L’opera forse più famosa del Museo è senza dubbio questa: Ercole e Lica di Antonio Canova (1795 – 1815). L’opera è molto grande ma si può gustare per bene poiché è posta al centro della sala più grande utilizzata per convegni. Come in molte opere dell’artista colpisce la resa del movimento e la precisione nella realizzazione dei dettagli. Qui in particolare si notano i muscoli tesi e le vene in evidenza nonché le pieghe sottili del vestito di Ercole.

 

Tra le opeere che mi hanno più colpito senza dubbio c’è questa Cleopatra di Alfonso Balzico (1874) realizzata con una precisione incredibile. In particolare colpiscono il cesto di frutta con il serpente in cui ogni frutto è realizzato con attenzione: dalla buccia lucida dell’uva a quella ruvida del fico. Anche la pelle dell’orso su cui è stesa la protagonista sembra vera.

 

 

Molto delicato è anche il piede ricostruito con precisione.
Questa invece è una di quelle opere che lasciano un po’ discutere: un parallelepipedo trasparente con una scritta dorata “non c’è nulla al di fuori”.
Quest’opera copre tutta una parete: è “Spoglia d’oro su spine d’acacia” di Giuseppe Penone (2002). Non ho ben capito il significato dell’opera ma è particolare l’utilizzo delle spine d’acacia per creare questo particolare mosaico.

 

Particolare quest’opera che raffigura, su uno specchio, i visitatori di un museo, come se l’artista volesse rivolgersi in maniera diretta a chi guarda ed al suo modo di porsi di fronte alle opere, non solo raffigurandolo ma anche ponendogli uno specchio davanti: semplicemente geniale! (Michelangelo Pistoletto, I visitatori, 1968)

 

Questa invece è l’Ultima Cena di Mario Cerioli (1965): ci sono 12 invitati ed un 13° posto.. per il visitatore! Quest’opera, quasi una scultura in due dimensioni, mi ha ricordato molto le opere dello stesso artista nella Chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo dove anche lì è raffigurata un’ultima cena.

 

Alberto Giacometti: le sue figure sottili si riconoscono facilmente

 

Molto particolare anche questo Aeroplano, realizzato da Pietro Ruffo nell’ottobre 2014 in occasione della Giornata del Contemporaneo. L’aereo è realizzato con pezzi di carta dipinti disposti su aghi con disegni visibili da lontani.

 

Boldini, Ritratto di Giuseppe Verdi. Purtroppo la foto non rende ma questo celebre ritratto nel noto compositore è realizzato con veloci pennellate che riescono a rappresentare tutta la personalità  del soggetto.

 

Medardo Rosso: diverse sono le opere di questo artista esposte in una sala del museo. Molto affascinanti questi ritratti che sembrano dei volti veri!

 

Monet, Ninfee (a proposito delle Ninfee leggi il racconto delle Ninfee dell’Orangerie di Parigi)

 

Klimt, Le tre età, 1905. C’è da dire che i colori e i temi di questo artista si fanno riconoscere sempre. Penso sia stata la prima volta che veda una sua opera dal vivo.

 

Non ho capito di chi è quest’opera (la sala era chiusa) ma mi sembra molto bella!

 

Amedeo Modigliani, Ritratto di Hanka Zborowska, 1917

 

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, 1924

Sito web: www.gnam.beniculturali.it

Attenzione: non confondere la Galleria Nazionale di Arte Moderna con la Galleria Comunale di Arte Moderna!

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l’attività di blogger con “Un sardo a Parigi” e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell’Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

Leave a Comment