A molti il nome di Memling non dice nulla ma bisogna apprezzare il tentativo delle Scuderie del Quirinale di voler far conoscere maggiormente al pubblico italiano la pittura fiamminga che, diciamolo, in molti non conosciamo o apprezziamo.

Già due anni fa la mostra su Vermeer aveva permesso di approfondire un capitolo importante dell’arte olandese sebbene nell’esposizione fossero presenti poche opere firmate dal grande artista.

Questo poco successo dell’arte fiamminga in Italia forse è dovuto proprio al fatto che la storia dell’arte italiana ha sempre vantato numerosi ed importanti maestri senza la grossa necessità di andare a cercare la fama di artisti da altri paesi.
In realtà la storia dell’arte è fatta di una serie di intrecci, di storie tra artisti e committenti di paesi diversi, molto più grande di quello che pensiamo. Così è stato per Memling pittore olandese del XV secolo, operativo a Bruges, al centro di importanti scambi commerciali ed artistici e considerato un rivoluzionario della pittura dei suoi tempi. Non a caso il sottotitolo della mostra “Rinascimento Fiammingo” lascia sottintendere il grande contributo dell’artista.
Memlin, Ritratto d’uomo

 

Dove sta la particolarità di Memling?
Un modo di dipingere più realistico, con una maggiore attenzione alla luce e, soprattutto, ai dettagli. In particolare il suo contributo è importante nei ritratti, quasi delle fotografie dei volti, arricchiti da luminosi paesaggi.
Mi ha colpito molto il realismo delle raffigurazioni dei volti, ripresi di un terzo ed in primo piano, sono precisi fino nelle sopracciglia e nei capelli. Una mano, spesso appoggiata su un cornicione in primo piano crea una maggiore profondità nella scena rappresentata. Ma la novità più importante sono i paesaggi: dietro i ritratti di Memling si ritrovano quasi sempre dei paesaggi di campagna o di città del nord Europa caratterizzati dalla ricchezza di particolari, un’attenzione ai dettagli che rimarrà tipico dei pittori fiamminghi.
Sono queste novità che verranno riprese da pittori italiani quali Leonardo da Vinci, Botticelli e Raffaello. Memling conobbe l’arte italiana restandone influenzato e influenzandola egli stesso. Nella mostra sono ben rappresentante queste similitudini.
Ad esempio è molto bello il confronto della Madonna con Bambino di Memling (immagine di seguito) con quella di Bernardino Luini o ancora di più del Cristo sofferente del pittore fiammingo con quello copiato a Firenze dal Ghirlandaio, molto simile ma che si differenzia per la diversa luminosità del colore a causa del diverso medium pittorico impiegato, la tempera ad uovo invece che l’olio dei fiamminghi.
Anche Memlig fu colpito dalla pittura italiana: nel Polittico Paganotti troviamo putti e festoni tipici della pittura ghirlandiana che arricchiscono il loggiato che ospita la Madonna in trono.
Memling, Polittico Paganotti
In mostra ci sono importanti Trittici provenienti da tutto il mondo, ed alcuni di essi ricomposti con le parti conservate in diversi musei.
Lontani dai trittici gotici con sfondi piatti e pochi dettagli, le opere di Memling si differenziano per la ricchezza cromatica, l’attenzione nella realizzazione dei personaggi: figure statuarie con panneggi con pieghe ben definite; nei loro volti è ben espressa la tragicità delle scene raffigurate. Anche qui i paesaggi la fanno da padrona per loro grande precisione.
Non manca quella “pietà affettiva” tipica della pittura fiamminga che rende queste opere fonte di riflessione e di preghiere.
Trittico di Jan Crabbe, 1470, scomparto centrale (Vicenza)
All’inizio della mostra il Trittico di Jan Crabbe mostra subito le caratteristiche dei polittici di Memling. Mi ricordavo bene dell’annunciazione degli scomparti laterali: una scena inconfondibile in cui l’angelo e la madonna sono raffigurate come opere in marmo con abiti dalle forme geometriche ma i cui volti hanno i colori dei tipici incarnati fiamminghi.
Trittico di Jan Crabbe, 1470, scomparti laterali (New York)
Nell’esposizione delle Scuderie si trovano anche opere di seguaci di Memling e di artisti coevi operativi a Bruges: il Maestro della Leggenda di Santa Lucia e il Maestro della Leggenda di Sant’Orsola, artisti dai nomi sconosciuti che hanno realizzato opere inconfondibili.

Il venerdì e il sabato la mostra è aperta fino alle 22.30. Info biglietti e orari su www.scuderiequirinale.it

(Immagini: Scuderie del Qurinale)

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l’attività di blogger con “Un sardo a Parigi” e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell’Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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