Ho voluto preparare questo post con calma cercando di mediare il desiderio di raccontare subito sul blog la mia esperienza a Castelsardo e le prime emozioni senza tralasciare un po’ di approfondimento. Castelsardo è molto apprezzato da chi conosce o viene in Sardegna ogni anno ma è poco conosciuta dal resto del mondo come potenziale località turistica.

Non è una località balneare nel senso stretto del termine, non è senz’altro il posto per stare in spiaggia tutto il giorno ma più un luogo dove rifugiarsi in completo silenzio davanti da un bellissimo mare blu in compagnia di un maestrale che qui, come in tante zone della Sardegna, soffia spesso molto forte.
Si tratta di un particolarissimo borgo medioevale arroccato su un promontorio nel nord Sardegna sull’ampio golfo di Asinara. La zona è pressoché “la tipica Sardegna” con la tipica secca campagna sarda giallognola lontana dalle mie amate sugherete dell’alta Gallura, che ospita piccoli paesi, alcuni dei quali si affacciano sul mare aperto. Non sono presenti calette in questa zona, ma quasi un’unica grande spiaggia (che però fa sempre invidia alla riviera di Rimini…).
Vista sul mare durante la salita al castello
Il cuore di Castelsardo è il centro storico che si sviluppa lungo strette viuzze attorno al Castello (da cui il nome) che sovrasta la cima del promontorio. Si arriva in macchina quasi sino in cima e dopo circa un centinaio di metri si è arrivati.
Castelsardo viene considerato quasi come un pezzo di Liguria in Sardegna. Il Castello, infatti, venne costruito nel XII secolo dai Doria e fu denominato Castelgenovese. Dal XVI secolo finì in mano degli Aragonesi diventando Castel Aragonese. L’attuale denominazione venne assunta durante la dinastia sabauda nel XVIII secolo.
Ancora oggi le stradine del paese vengono chiamati col termine genovese “carruggi”!
Il panorama dal Castello

 

Il Castello non ospita nessun arredo originario ma è interessante scoprire la sua architettura ed imperdibile è il panorama sul mare da ammirare nelle terrazze in alto. Il Castello ospita il Museo dell’intreccio dove sono raccolte le testimonianze dell’artigianato tipico di Castelsardo: i cestini, realizzati con raffia, canne, asfodelo e altri materiali naturali. Le teche mostrano le diverse tipologie di cestini e di intrecci comprese le palme religiose e le canoe da navigazione.
Nonostante la tipologia di museo sia molto particolare non  ho molto apprezzato la musealizzazione realizzata anni fa con vetrine ingombranti, buie e un po’ polverose.

 

Alcuni dei cestini del Museo dell’Intreccio

 

Interno del Castello
Dal Castello è poi possibile passeggiare per le vie del centro storico. Le antiche palazzine ingentilite con ringhiere in ferro battuto sono state ristrutturate negli ultimi anni e qua e là è possibile trovare qualche ristorantino (quando c’è vento penso sia difficile mangiare fuori!). Particolarità di Castelsardo sono le anziane signore che aprono le proprie botteghe (le loro case) mettendo in mostra i propri cestini.

 

Gli amanti di fotografia troveranno senz’altro numerose ispirazioni: le strette vie, le terrazze e gli scorci sul mare sono senza dubbio unici e fanno assaporare un po’ di paesaggio ligure nell’isola.

 

Un’altra meta imperdibile è l’antica Cattedrale, la Chiesa di Sant’Antonio Abate, forse il monumento più fotografato di Castelsardo. Impossibile non fare una foto! Il campanile della Chiesa, staccato dal corpo dell’edificio, ma non distante, è di epoca più recente ed è stato realizzato usando un antico faro.
La cripta della Cattedrale ospita un Museo di arte sacra e alcune opere del “Maestro di Castelsardo”.

 

Panorama dalla Cattedrale, verso il porto

 

 

Il resto del paese, di costruzione più recente, è ricco di diversi negozietti ricchi di souvenir e di un grosso centro dedicato all’artigianato di tutta l’Isola
A pochi chilometri, presso la località di Lu Bagnu, per gli amanti della balneazione si trovano le spiagge, pressoché assenti a Castelsardo. Tante piccole spiagge si conseguono sulla costa per diversi chilometri su un mare azzurro e pulito sebbene spesso molto agitato e per la sua pericolosità è forse più adatto agli appassionati di attività surfistiche. Quando sono andato io c’erano diverse bandiere rosse e il bagnino fischiava continuamente per richiamare l’attenzione!

 

Prima di entrare a Castelsardo consiglio la visita alla Roccia dell’Elefante, una particolare roccia plasmata nei secoli dall’acqua ma anche dall’uomo. La Roccia infatti è una “domus de janas” un’antica sepoltura prenuragica con loculi scavati forma cubica.

 

A proposito di Castelsardo vedi #ilovecastelsardo, il report dell’InstaTour realizzato lo scorso luglio.

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l’attività di blogger con “Un sardo a Parigi” e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell’Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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