Il giorno dopo la visita della Crypta Balbi ho deciso di sfruttare il biglietto per visitare Palazzo Massimo, anch’esso facente parte del Museo Nazionale Romano.

Palazzo Massimo si trova nella piazza della Stazione Termini. “In questo ottocentesco palazzo in stile neorinascinamentale – come dice il depliant – è custodita una delle più importanti collezioni di arte classica del mondo.”

L’esposizione, aperta nel 1998, è piuttosto ampia e ospita sculture in marmo e in bronzo, un’importante collezione numismatica e bellissimi mosaici e affreschi dell’antichità. Il Museo è suddiviso in quattro sezioni principali che seguono i quattro diversi piani dell’edificio.

Piano Terra  e Primo piano

Una volta superata la biglietteria e i controlli, e aver lasciato lo zaino nel guardaroba potete visitare liberamente il Museo iniziando dal piano terra e proseguendo come meglio credete negli altri piani. Ogni piano è composte da sale più o meno grandi che ruotano attorno ad un corridoio che ripercorre il perimetro del giardino interno. Anche i corridoi ospitano dei bei reperti come diversi ritratti scultoreii.

 

Figlia di Niobe

A questo piano e al primo è possibile ammirare diverse opere della scultura antica (statua a tutto tondo, ritratti, sarcofagi) molti in marmo ma anche qualche capolavoro in bronzo. E’ qui che si trova il famoso “Pugile in riposo” e il Discobolo Lancellotti. Molto particolare l’Ermafrodito dormiente.

I temi delle opere sono diversi mitologia, ritrattistica imperiale e delle loro consorti.
Il Pugile a riposo

 

Il Pugile a riposo, dettaglio

Il Pugile a riposo è forse l’opera che mi ha colpito di più per il suo realismo. Un pannello spiega le analisi scientifiche che hanno permesso di ricostruire le tecniche di realizzazione di quest’opera. Alcuni dettagli, infatti, sono in rame.

Il sarcofago di Portonaccio (180 d.C. ca.)
Sarcofago di Portonaccio, dettaglio. Molto bella la resa del movimento tra i diversi personaggi raffigurati.
L’Ermafrodito dormiente
Il famoso Discobolo
Discobolo, particolare
Afrodite alle acque
Un’altra versione di Afrodite alle acque
Una sala del primo piano ospita alcune sculture in bronzo che decoravano le navi di Nemi. Queste navi, ora conservate presso l’omonimo museo furono recuperate da un lago dopo che questo fu fatto prosciugare per l’occasione.
Testa di Medusa dalle navi di Nemi
Mano in bronzo proveniente dalle navi di Nemi disposta alla cima di una nave per allontanare il male.

Piano interrato

Qui si trova un’importante collezione numismatica che ripercorre la storia della moneta in Italia dall’età romana fino al novecento, compresa la lira e l’euro. Sezione consigliata per gli appassionati di monete.
Antico stampo per monete

 

In un’altra sala si trova invece la Mummia di Grottarossa e il suo ricchissimo correo funerario, e altri gioielli e oggetti della vita quotidiana di Roma antica. La Mummia appartiene ad una bambina di nobili origini di circa 8 anni.

La Mummia di Grottarossa nella teca appositamente studiata per la sua conservazione (putroppo non sono riuscito a fare una foto migliore)

Secondo Piano

E’ molto affascinante scoprire svariate decorazioni di mosaici e coloratissimi affreschi romani. Tra questi molto belle le decorazioni pittoriche appartenenti alla Villa Flavia e alla Villa della Farnesina qui riportate per ricomporre gli ambienti originali. Devo dire entrando in queste stanze ricostruite la sensazione è quella di sentirsi proprio dentro la vita domestica dell’antica Roma. Alcuni di questi ambienti sono illuminati con particolari luci che variano in intensità permettono di vedere i colori così come essi mutano durante le diverse ore della giornata.

 

L’ambiente più suggestivo è forse quello degli affreschi di Villa Flavia. Un ambiente è qui stato ricostruito con gli affreschi (staccati dal luogo originario per una loro migliore conservazione) che raffigurano, in maniera piuttosto realistica e dettagliata, un giardino ricco di alberi da frutto, piante ornamentali e uccelli.

 

Qui di seguito alcune foto degli affreschi di Villa della Farnesina.

 

 

Altri bellissimi mosaici esposti nei corridoi

 

Come la Crypta Balbi anche il Museo di Palazzo Massimo mi è piaciuto per il suo allestimento moderno che con un impianto luminoso ben studiato e una semplicità espositiva mette in risalto la bellezza delle opere presenti senza perdersi in troppi orpelli storici che solitamente stancano il visitatore.
Le indicazioni piuttosto chiare. Le didascalie sono sintetiche anche se ne ho visto qualcuna senza traduzione in inglese. E’ possibile prendere delle audioguide e accanto ad alcune opere ho visto dei codici QR dei quali però non ho visto molta pubblicità.
I piani del museo sono accessibili mediante un’affascinante ampia scalinata o con alcuni ascensori.
Le vetrine sono piuttosto pulite. Personale gentile anche se molto spesso mi fanno un po’ di tristezza tutte quelle persone che per sorvegliare il museo passano il tempo sedute o passeggiando in un corridoio; forse occorrerebbe valorizzarle maggiormente.
Lo slogan del Museo “Scopri il Massimo”
Attualmente il Museo ospita la mostra “I Regni immaginari. Dentro la favola “I cigni selvatici di H. C. Andersen. Le opere di S. M. la Regina di Danimarca Margrethe II” che racconta i retroscena del film realizzato sull’opera medinate i lavori di découpage della Regina di Danimarca (interessante ma non ho ben capito il nesso con il Museo…).
L’ingresso di Palazzo Massimo si trova in Largo di Villa Peretti, 1 ma è ben visibile su Piazza della Stazione Termini dove si affaccia.
Orari: tutti i giorni dal 9.00 alle 19.45. Chiuso il lunedì eccetto il lunedì in albis e durante la settimana della cultura, e le festività del Natale e del 1 gennaio.
Anche qui la biglietteria chiude un’ora prima. 

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Questo articolo costituisce materiale utile per la candidatura per il Team Florens, il tema dell’articolo è compreso tra quelli che verranno discussi a Florens 2012. www.fondazioneflorens.it

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l'attività di blogger con "Un sardo a Parigi" e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell'Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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