Rieccomi. Sono passate tre settimane da quando sono arrivato nel mio paese per le vacanze di Natale e non me ne sono neanche accorto.
Per fortuna non ho un biglietto di ritorno per il “continente” visto che non ho una meta fissa nella penisola resterò qui finché non ho aggiornamenti sul fronte lavoro.
Vivere in paese è molto diverso dal vivere in città, ma di questo te ne rendi conto soprattutto quando te ne vai e hai l’opportunità di vivere in ambienti molto più ampi come Firenze o Parigi come è successo a me.

In paese quasi tutti sanno chi sei (e spesso cosa fai) ma diciamo che per uno che è nato qui è un’abitudine. Se non sei in paese spesso, come me, magari i compaesani non ti riconoscono subito ma dai tratti somatici capiscono di chi sei figlio, qual’è la tua famiglia.
In paese si parla di tutti e di tutto e c’è sempre chi critica, per cui se anche hai un’iniziativa o un buon proposito è facile che avrai sempre qualcuno che avrà da dire. La polemica quindi non manca ma anche la gratitudine esiste. Le persone che si sono impegnate con gratuità, passione e carità nel lavoro o nel sociale sono anche oggi riconosciute e prese come buon esempio.
Quando ci sei sembra che in paese non succeda mai niente, ma quando te ne vai per un po’ di tempo e ritorni ci sono tante novità e sembra che siano cambiate molte cose. Sarà anche perché piccoli avvenimenti diventano notizie di cui si parla per giorni sarà perché la vita di paese è comunque molto tranquilla.
In effetti da quando sono partito per l’università più di sette anni fa sono cambiate un po’ di cose. A suo modo il paese è cambiato molto.
Purtroppo il paese si sta svuotando e ogni anno la differenza tra i nati e i morti è in passivo. Di giovani e bambini ce ne sono sempre meno, così come sempre meno le persone che possono o vogliono rimanerci a vivere.
La piazza che era il simbolo della vita sociale del paese, luogo di incontro e di discussioni degli avvenimenti e delle notizie più importanti è sempre più vuota, complice il minor numero di abitanti ma anche un atteggiamento un po’ più “intrusivo” forse dovuto anche alla crisi che ha piegato l’economia paesana. Di certo è cambiato anche il modo di comunicare: la piazza in cui ci si incontra e si discute è ormai quella di Facebook (c’è più gente sul noto social network che in giro per il paese…).
Vista la crisi economica e sociale viene spesso da domandarsi che ne sarà del paese.
Il mio paese resta un paese imprenditoriale che si è impegnato molto nel settore artigianale del sughero e ora sfida questa crisi cercando di mantenere alta e redditizia la lavorazione di questo materiale.
Ci sono dei giovani che in paese ci stanno e ci vogliono restare. Chi può eredita un’attività dal padre, qualcun altro si accontenta di un lavoro semplice, qualcuno si inventa un’attività nuova.
In fondo al mio paese ci sono affezionato: quando ci sei, stai sia male che bene, così come quando non ci sei e sei lontano.

About the author

Daniele

Nato in Sardegna, ho vissuto a Firenze, Parigi, dove ho iniziato l'attività di blogger con "Un sardo a Parigi" e poi a Roma.
Dopo anni qua e là alla scoperta dell'Italia e di qualche località fuori dal bel paese, ho deciso di tornare in Sardegna per valorizzare e far conoscere la mia bellissima isola.

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